Breccia Ossifera

Breccia Ossifera del Monte Peglia

La Breccia ossifera del Monte Peglia costituisce uno tra i più importanti giacimenti fossili quaternari della nostra regione.

La sua scoperta, come il più delle volte accade, è stata casuale e risale ad una mattina dell’ Agosto del 1955 come riporta il geologo Alberto Carlo Blanc nel Bollettino dell'Istituto Storico Artistico Orvietano del 1956.L’importanza del giacimento venne segnalata da Blanc alla Soprintendenza alle Atichità dell'Etruria che affidò gli scavi all'Istituto Italiano di Paleontologia Umana di Roma, il quale, avvalendosi della collaborazione dell'Università di Utrecht, condusse con una serie di campagne di scavo che si protrassero per 13 anni, portando alla luce una serie di reperti fossili di eccezionale importanza, tra cui i resti di un Homotherium latidens o Tigre dai denti a sciabola e alcune pietre scheggiate prodotte da industria umana. I manufatti sono stati considerati contemporanei alla fauna sulla base delle estese concrezioni di manganese che ricoprivano ossa e utensili. Piperno M. descrisse dettagliatamente il materiale, che consisteva in raschiatoi, chopper mono-bi facciali e schegge e lo mise in relazione con gli altri ritrovamenti che testimoniavano la diffusione della prima industria litica, concludendo che i manufatti erano scrivibili al genere Homo erectus, e databili Paleolitico inferiore. Il sito del Monte Peglia poteva essere annoverato fra le industrie litiche più antiche (stratigraficamente attribuibile allo stadio interglaciale finale Gunz-Mindel), di poco più recente dei ritrovamenti del Vollonnet e di Graunceanu che costituiscono le primissime testimonianze europee dell'attività umana.

All'interno della grotta vennero trovate anche tracce di cenere vulcanica prodotta dalle eruzioni di San Venanzo a testimonianza del fatto che fosse attiva anche 265 mila anni fa e alcuni reperti sono coevi delle rocce di San Venanzo. 

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