I Vulcani

Formatosi soltanto 265.000 anni fa nel corso di un’unica eruzione composta da più fasi eruttive esplosive ed effusive, il complesso vulcanico di San Venanzo si trova in una regione in cui l’attività vulcanica non solo è associata ai terremoti e ad un energico rimodellamento del paesaggio ma anche a magmi veramente profondi e rari, le kamafugiti e le carbonatiti. Molto interessanti sono anche le morfologie vulcaniche composte da larghi crateri scavati nelle rocce sedimentarie della zona (detti maars), condotti cilindrici profondi (detti diatremi) e anche piccole colate laviche e corpi subvulcanici come dicchi e sill (rocce intrusive). L’associazione di rocce carbonatitico-kamafugitico è la più rara al mondo e si trova soltanto a Quing Ling in Cina, Bunyaruguru, Katwe-Kykorongo in Uganda e Mata da Corda in Brasile.

Per molti anni ricercatori di provenienza e fama internazionale hanno studiato le rocce di San Venanzo concentrando l'attenzione quasi esclusivamente sulla colata lavica di Venanzite;  bisogna arrivare alla seconda metà del '900 per saperne di più circa la distribuzione e le caratteristiche delle rocce eruttate, le morfologie vulcaniche, lo stile eruttivo ecc. Studi più recenti hanno permesso di individuare la presenza di tre centri eruttivi:  il maar di San Venanzo, l'anello di Tufo di Pian di Celle, e il cono eccentrico di Celli, ed altre strutture geologiche ancora ben conservate, concentrate in un’area molto ristretta intorno al paese.

 

Il maar di San Venanzo

Nel caso dell'edificio vulcanico di San Venanzo, la violenta attività esplosiva ha determinato la formazione di un cratere del tipo maar; i maar sono delle depressioni subcircolari poste al disotto del livello preesistente, del terreno che spesso ospitano un lago (in tedesco antico "maar"). Una simile sorte è toccata anche al maar di San Venanzo, dove per una paio di migliaia di anni è stato presente un piccolo lago, della profondità massima di circa 30 m.Ai margini del cratere, verso il lato nord, il materiale vulcanico prodotto dall'attività esplosiva, ha formato un vero e proprio bastione piroclastico che si è disposto a mezzaluna intorno alla cavità craterica. Questo assetto morfologico era giustificato da una traiettoria di proiezione del materiale asimmetrica forse dovuta all'incluinazione del condotto oppure al vento che spirava al momento dell'eruzione. Sull’altura formata dal bastione, è nato e si è sviluppato il centro storico di San Venanzo.

 

L’anello di tufo di Pian di Celle

Il vulcano di Pian di Celle, la cui area craterica si colloca circa 500 m a sud del maar di San Venanzo, si è formato probabilmente subito dopo la fine dell' attività di quest’ultimo.
Nonostante la forma e  il tipo di attività che lo hanno caratterizzato siano un po’ diversi rispetto al maar di San Venanzo, questi due vulcani possono, tuttavia, essere considerati gemelli, in quanto generati da un’unica risalita di magma dal profondo. L’anello di tufo di Pian di Celle si è formato su un basamento pre-esistente in forte pendenza e i materiali prodotti si sono accumulati a sud-est dell’area craterica.A Pian di Celle l’eruzione si è sviluppata in due fasi distinte: ad una prima fase esplosiva, con la formazione dell’area craterica e dell’anello di tufo, è seguita un' imponente fase ‘effusiva’, con l’emissione di circa 1 milione di metri cubi di lava molto calda e fluida (tavola). La colata è defluita lungo i fianchi dell’edificio vulcanico già costruito e raffreddandosi ha formato una roccia di composizione rara, conosciuta in tutto il mondo con il nome di VENANZITE.

 

 

Il cono eccentrico di Celli

 

Il cono eccentrico di Celli è costituito da un piccolo cratere di circa 40 m di diametro, che si trova approssimativamente 500 m a est di Pian di Celle. Il cratere è circondato per due terzi, verso est, da un anello di tufo del diametro di circa 100 m e dello spessore massimo di pochi metri.Sotto la zona craterica si sviluppa un condotto cilindrico, esposto all’erosione per diversi metri al di sotto della superficie pre-eruttiva, che taglia con un contatto netto le rocce sedimentarie circostanti. Il condotto è riempito con un agglomerato di materiale composto da lapilli a gusci concentrici e frammenti litici fino a 40 cm di diametro.

 

 

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