La Storia

Il territorio comunale di San Venanzo si estende per circa 170 kmq e si sviluppa per lo più sulla media, alta collina. La cittadina di San Venanzo sorge alle pendici del Monte Peglia, sull’antico cratere del più grande dei tre vulcani omonimi.

Il nome deriva da Venanzio o Venanzo, nobile romano convertitosi al cristianesimo che subì il martirio sotto l'imperatore Decio ed è venerato dalla chiesa cattolica come santo e martire. Le sue reliquie sono custodite nella cattedrale di Camerino, la città dove il Santo nacque. La leggenda racconta che Santo Venanzio, di ritorno da Roma con appesa al collo la sua condanna a morte, si sia fermato nelle vicinanze del paese, del quale si stavano costruendo le prime case. Per far abbeverare i cavalli dei soldati che lo avevano in custodia, trafisse con una spada la roccia sopra la quale un cavallo aveva appoggiato la zampa e dalla fessura sgorgò acqua.


La presenza dell'uomo nella zona è confermata dai ritrovamenti di reperti risalenti al Paleolitico (breccia ossifera pleistocenica del Monte Peglia), al Neolitico e all'età del bronzo e del ferro, ora conservati al Museo Archeologico di Perugia. Anche gli Etruschi hanno lasciato tracce consistenti della loro presenza, come attestano gli scavi archeologici di Poggio delle Civitelle, che hanno recentemente portato alla luce un abitato di notevoli dimensioni, attivo fino alla tarda età imperiale, costruito probabilmente lungo l'asse viario che, come detto, collegava Perugia ad Orvieto. 
Dopo la caduta dell'Impero romano il territorio, venutosi a trovare all'interno del corridoio bizantino, rinsaldò i legami con Orvieto e le antiche strade per Perugia e per Todi tornarono ad essere trafficate. Risalgono proprio a questo periodo le origini dell'abitato di San Venanzo, fondato intorno al secolo VIII, in piena epoca bizantina. Fino al 1200 circa rimane sotto l’influenza dei vescovi di Orvieto. Nel 1224, coinvolto nello scontro secolare tra Todi e Orvieto per il possesso del castello di Montemarte, fu saccheggiato e devastato dai todini. Nel 1278 compare nell’elenco dei ventotto “
Pivieri”, equivalenti del “Municipium” romano, dove si registravano le nascite, le morti e il numero delle famiglie del contado, individuati da Orvieto come punti di riferimento amministrativo-fiscale. Alla fine del 1200 il centro era difeso da mura, torrioni e fossati ed era sede di un viscontato.


La particolare collocazione di questa area geografica, compresa tra Orvieto, Perugia e Todi, fu tra le principali cause, durante l'epoca comunale, di numerose guerre locali. A partire dal 1290, San Venanzo appartenne ai Monaldeschi, potente famiglia orvietana, il cui dominio durò fino al 1415, anno in cui passò ai nobili di Parrano. La ribellione dei venanzesi nel 1437 causò la distruzione del castello di San Venanzo, in seguito alla quale il borgo venne nuovamente inserito nella delegazione di Orvieto insieme a San Vito in Monte.


Nel XVIII secolo la storia di San Venanzo ebbe una svolta positiva sotto l’influenza di un’altra importante famiglia dell’Orvietano, i Faina. Questi, infatti, dettero un forte impulso all’istruzione e all’economia e costruirono a San Venanzo la loro residenza di campagna (oggi palazzo comunale), realizzata in più fasi a partiredai primi dell’800 sui resti dell’antico castello del quale sono tuttora visibili la torre campanaria della chiesa interna, parte del fossato e una delle due torri.

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