La Villa Comunale

LA VILLA FAINA (ora Municipio di San Venanzo)

La vita di Venanzo è soprattutto legata alla costruzione della Villa di San Venanzo, che risale alla prima metà dell'800. Sui resti di quello che rimaneva del castello medievale, venne eretta una residenza importante, nel giardino della quale trovarono spazio e nuova vita le vecchie fortificazioni, come i resti delle possenti mura, la torre campanaria di quella che era la chiesetta del XIII secolo, e una delle torri, restaurata recentemente e dalla quale è possibile ammirare un paesaggio unico e suggestivo. Il Palazzo riceve la definitiva sistemazione tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento grazie al Conte Eugenio, famoso per l’introduzione di nuove tecniche agricole e per la istituzione delle Scuole Rurali. Dal 1962 la villa è proprietà del Comune. Il palazzo, dopo la costruzione della più tarda ala della serra, che si protende verso il tessuto urbano circostante, acquisisce un impianto a “elle”. Il corpo principale si eleva su tre piani ed è caratterizzato sia dal portale bugnato in cotto sia dalle alte aperture circolari incassate in cornici quadrate. Il piano nobile è riconoscibile dalle alte finestre con parapetto in ghisa, che sul retro divengono più ampie e cadenzate da robusti pilastri. Il corpo della serra presenta al piano terra finestre ad arco. Il trait d’union che lega tutte la facciate consiste nella presenza di una ricca decorazione costituita da cornici, modanature e fregi in laterizio che potrebbero essere ricondotti all’opera degli scultori perugini Raffaele Angeletti e Francesco Biscarini. All’interno la villa è decorata sontuosamente nell’ala che costituisce il nucleo più antico di Palazzo Faina, quella compresa tra il cortile di ingresso ed il parco. In particolare, le decorazioni interessano la scala a doppia rampa, l’androne di ingresso al piano terra e gli ambienti al piano nobile ed al secondo piano. Si suppone che questi apparati decorativi, eseguiti con la tecnica della tempera su muro, possano essere opera di mani diverse, come quelle di Annibale Angelini, decoratore del Teatro Mancinelli di Orvieto e della dimora orvietana dei Faina; di Mariano Piervittori, decoratore del Teatro Morlacchi di Perugia; di  Vincenzo Pasqualoni, pittore orvietano allievo di Tommaso Minardi ed attivo a Roma sotto il Papa Pio IX. Nel 2007, in occasione dei lavori di consolidamento e miglioramento sismico dell’edificio, sono state restaurate le decorazioni presenti nell’androne di ingresso, sulle pareti e i soffitti della scala e degli ambienti situati al piano nobile.


 

Di particolare rilievo sono le decorazioni del Salone delle feste (ora Sala del Consiglio Comunale), con il soffitto a cassettoni in gesso dipinto con colori ad olio in cui è riprodotto lo stemma dei Faina e la stella dei baroni Danzetta di Perugia, famiglia da cui proveniva Isabella, moglie del conte Eugenio; la Sala da pranzo, con decorazioni plastiche raffiguranti teste di Bacco, corone di foglie e pampini; la Sala del biliardo, con un prezioso fregio monocromo su fondo oro fregio scene mitologiche; il Salotto, nel cui soffitto campeggiano due figure femminili con ricche vesti drappeggiate; la Galleria o Studio alla Vetrata, con decorazioni fitomorfi che coniugano elegantemente il gusto per la decorazione a grottesche con l’ornamento lineare di ispirazione Art Nouveau, il Salottino celeste, con le pareti completamente decorate a simulare un basso parapetto dal quale si innalzano eleganti colonne tortili che sorreggono tendaggi riccamente drappeggiati dipinti sullo sfondo di un blu/turchese intenso; la Camera da letto di Maria Faina, dove al centro del soffitto campeggiano una figura femminile alata, entro un ovale disegnato con motivi di foglie, e due scene classiche (il sacrificio di una giovenca ed una sacerdotessa che offre agli dei) entro due lunette; la Camera da letto di Eugenio ed Isabella, con il soffitto abbellito da una ricca e vivace decorazione floreale di stampo naturalistico in cui sono riprodotti gli stemmi dei Faina e dei Danzetta con i monoigrammi E e F (iniziali del conte Eugenio), I e D (iniziali della contessa Isabella, sua moglie). Al piano secondo del Palazzo, ai lati di una vasta galleria coperta con delle volte, si aprono quelle che erano le camere per gli ospiti dei conti Faina. Notevoli, in particolare, le decorazioni di due ambienti. Nel primo la volta è dipinta con un cielo a tromp l’oeil nel quale si librano con ali di farfalla dei putti musicanti. Nei pennacchi della volta della seconda stanza sono stati dipinti realisticamente quattro paesaggi, colti nelle diversi stagioni dell’anno, che rappresentano forse le proprietà della famiglia: tra queste e possibile notare una veduta del Palazzo di San Venanzo.

 

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