La Venanzite

La colata lavica di Venanzite è costituita da una serie di colate laviche di tipo pahoehoe (a superficie liscia o leggermente ondulata) originate dal raffreddamento di lava molto fluida, emessa a una temperatura di circa 1250° C. Nel punto di maggior accumulo a cavallo fra gli anni '60 e gli anni '70 la Venanzite è stata estratta in maniera intensiva, ciò ha portato allo svuotamento quasi completo del corpo lavico.


La Venanzite osservata da vicino, si presenta come una roccia inequigranulare, compatta, di colore grigio cenere chiaro, se fresca, grigio verdastro se alterata; spesso presenta vescicole da degassazione che possono essere riempite da calcite bianca e clorite verde, ed ha lucentezza metallica. Questi due minerali, insieme alle zeoliti, si trovano anche nelle numerose superfici di discontinuità che interessano le colate. La roccia presenta una massa di fondo a grana finissima, irrisolvibile a occhio nudo, su cui spiccano abbondanti fenocristalli prismatici, regolari di olivina forsteritica, grandi fino ad alcuni millimetri. Sono anche visibili la flogopite, sotto forma di laminette scure o dorate a lucentezza bronzea e la melilite, in piccole listarelle grigio-giallastre.


I Vulcani

Formatosi soltanto 265.000 anni fa nel corso di un’unica eruzione composta da più fasi eruttive esplosive ed effusive, il complesso vulcanico di San Venanzo si trova in una regione in cui l’attività vulcanica non solo è associata ai terremoti e ad un energico rimodellamento del paesaggio ma anche a magmi veramente profondi e rari, le kamafugiti e le carbonatiti. Molto interessanti sono anche le morfologie vulcaniche composte da larghi crateri scavati nelle rocce sedimentarie della zona (detti maars), condotti cilindrici profondi (detti diatremi) e anche piccole colate laviche e corpi subvulcanici come dicchi e sill (rocce intrusive). L’associazione di rocce carbonatitico-kamafugitico è la più rara al mondo e si trova soltanto a Quing Ling in Cina, Bunyaruguru, Katwe-Kykorongo in Uganda e Mata da Corda in Brasile.

Per molti anni ricercatori di provenienza e fama internazionale hanno studiato le rocce di San Venanzo concentrando l'attenzione quasi esclusivamente sulla colata lavica di Venanzite;  bisogna arrivare alla seconda metà del '900 per saperne di più circa la distribuzione e le caratteristiche delle rocce eruttate, le morfologie vulcaniche, lo stile eruttivo ecc. Studi più recenti hanno permesso di individuare la presenza di tre centri eruttivi:  il maar di San Venanzo, l'anello di Tufo di Pian di Celle, e il cono eccentrico di Celli, ed altre strutture geologiche ancora ben conservate, concentrate in un’area molto ristretta intorno al paese.

 

Il maar di San Venanzo

Nel caso dell'edificio vulcanico di San Venanzo, la violenta attività esplosiva ha determinato la formazione di un cratere del tipo maar; i maar sono delle depressioni subcircolari poste al disotto del livello preesistente, del terreno che spesso ospitano un lago (in tedesco antico "maar"). Una simile sorte è toccata anche al maar di San Venanzo, dove per una paio di migliaia di anni è stato presente un piccolo lago, della profondità massima di circa 30 m.Ai margini del cratere, verso il lato nord, il materiale vulcanico prodotto dall'attività esplosiva, ha formato un vero e proprio bastione piroclastico che si è disposto a mezzaluna intorno alla cavità craterica. Questo assetto morfologico era giustificato da una traiettoria di proiezione del materiale asimmetrica forse dovuta all'incluinazione del condotto oppure al vento che spirava al momento dell'eruzione. Sull’altura formata dal bastione, è nato e si è sviluppato il centro storico di San Venanzo.

 

L’anello di tufo di Pian di Celle

Il vulcano di Pian di Celle, la cui area craterica si colloca circa 500 m a sud del maar di San Venanzo, si è formato probabilmente subito dopo la fine dell' attività di quest’ultimo.
Nonostante la forma e  il tipo di attività che lo hanno caratterizzato siano un po’ diversi rispetto al maar di San Venanzo, questi due vulcani possono, tuttavia, essere considerati gemelli, in quanto generati da un’unica risalita di magma dal profondo. L’anello di tufo di Pian di Celle si è formato su un basamento pre-esistente in forte pendenza e i materiali prodotti si sono accumulati a sud-est dell’area craterica.A Pian di Celle l’eruzione si è sviluppata in due fasi distinte: ad una prima fase esplosiva, con la formazione dell’area craterica e dell’anello di tufo, è seguita un' imponente fase ‘effusiva’, con l’emissione di circa 1 milione di metri cubi di lava molto calda e fluida (tavola). La colata è defluita lungo i fianchi dell’edificio vulcanico già costruito e raffreddandosi ha formato una roccia di composizione rara, conosciuta in tutto il mondo con il nome di VENANZITE.

 

 

Il cono eccentrico di Celli

 

Il cono eccentrico di Celli è costituito da un piccolo cratere di circa 40 m di diametro, che si trova approssimativamente 500 m a est di Pian di Celle. Il cratere è circondato per due terzi, verso est, da un anello di tufo del diametro di circa 100 m e dello spessore massimo di pochi metri.Sotto la zona craterica si sviluppa un condotto cilindrico, esposto all’erosione per diversi metri al di sotto della superficie pre-eruttiva, che taglia con un contatto netto le rocce sedimentarie circostanti. Il condotto è riempito con un agglomerato di materiale composto da lapilli a gusci concentrici e frammenti litici fino a 40 cm di diametro.

 

 

Percorsi Tematici

Il Museo ha esposizioni distribuite su tre piani e prevede due percorsi museografici che si articolano in sei diversi Temi tradotti a loro volta in numerosi allestimenti esplicativi. Gli allestimenti si avvalgono, di installazioni tattili, che cioè non sono "sotto vetro" ma si possono toccare ed esaminare da vicino, e sono accompagnate da video proiezioni, diorami, modelli attivi con effetti speciali, trasmissioni di avvenimenti di cronaca vulcanologica, il tutto finalizzato a rendere progressivo e piacevole da fruire il percorso di apprendimento legato ai vari temi museografici sviluppati nel Museo Vulcanologico di San Venanzo.

  • Il primo itinerario si chiama “l’età di Gea” e serve a spiegare l'evoluzione del pianeta terra attraverso il succedersi delle ere geologiche, scandite dalla comparsa e scomparsa delle specie vegetali ed animali. Si spiega il concetto di "tempo geologico" attraverso l'esposizione sistematica, secondo i principi di Linneo, Darwin e Lyell e anche attraverso nunerosi reperti di fossili, minerali e rocce.Questa grande collezione è una delle più complete a livello regionale per il numero, l’importanza scientifica e la rarità degli esemplari. Gli allestimenti relativi al percorso sono suddivisi in tre argomenti principali e dieci allestimenti che riguardano la struttura e le rocce della crosta terrestre, la sezione di paleontologia generale e il laboratorio mineralogico petrografico.

  • Il secondo percorso “La forza creatrice dei Vulcani” è invece un percorso più concettuale e con maggiore possibilità di avvicinarsi ad alcuni argomenti cruciali come il fenomeno vulcanico a scala planetaria, i Rischi e i Vantaggi offerti all'uomo dai vulcani, la loro importanza nell'ecosistema terrestre e il contributo che hanno dato alla conoscenza della struttura interna del pianeta Terra.  In questo secondo percorso gli effetti meccanici, luminosi e sonori sono importanti per stimolare la curiosità dei visitatori. Le informazioni fornite sono legate quindi all’esperienza sensoriale e alle deduzioni logiche dei visitatori. Gli allestimenti sono interattivi e organizzati anche sotto forma di divertenti, geoquiz. naturalmente, per i visitatori meno frettolosi è possibile approfondire molto la loro conoscenza della storia naturale avvalendosi dei laboratori presenti nel museo.

 

Collezioni

Nel territorio di San Venanzo affiorano rocce e minerali rarissimi la cui raccolta, preparazione e esposizione costituiscono il fulcro del museo. Tali reperti opportunamente inseriti in un percorso didattico stimolante meglio illustrano e preparano il visitatore a quanto poi potrà vedere lungo il sentiero vulcanologico che si snoda attraverso il cono vulcanico di Pian di Celle. Questi materiali locali sono affiancati da esemplari di rocce e minerali di provenienza internazionali utili per collocare e spiegare il ruolo delle rocce di San Venanzo nel contesto più generale del ciclo delle rocce nella litosfera terrestre e sulla sua superficie.


Oltre alle rocce e ai minerali lignei, viene dato risalto ad alcune realtà paleontologiche locali, che sono tra l’altro di notevole interesse scientifico, come i Vertebrati della Breccia ossifera pleistocenica del Monte Peglia. Tali aspetti sono trattati in modo approfondito anche perché riguardano in generale gli ultimi periodi della Storia della Terra come i fenomeni vulcanici di San Venanzo. Le testimonianze locali si prestano ottimamente come strumento didattico, per la comprensione e l’approfondimento di concetti specialistici che potrebbero altrimenti risultare poco comprensibili al pubblico non addetto ai lavori. Infine il materiale paleontologico locale è affiancato da esemplari internazionali rappresentativi delle principali faune e flore che hanno popolato la Terra nelle diverse Ere geologiche: Paleozoico, Mesozoico, Cenozoico e Quaternario.


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